Microracconto della Domenica n°87 – “La mappa del mondo”

Giocava con il planisfero da quando era bambino, ancora non aveva idea di cosa volesse dire viaggiare ma la sua mente immaginava luoghi lontanissimi e fantastici. Nella zona che poi avrebbe scoperto essere il sud America viveva una specie di cavalli con la testa di gallina e le ali, sembravano creature stupide ma in realtà erano tremendamente intelligenti; in Russia la nonna gli aveva detto che faceva freddo e quindi lui sognava pinguini col cappotto e leoni accoccolati accanto a una stufa con la neve fuori della finestra.

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Microracconto della Domenica n°85 – “Un viaggio fallito”

Dieci anni  prima.
Mettimi alla prova qui che non siamo a casa.

La pioggia di quell’inizio d’estate sarebbe presto diventata grandine. Il vento fischiava tanto violentemente che per farsi compagnia doveva urlare forte anche se, per quanto urlasse, non riusciva a sentire la propria voce. Rischiava di tornare indietro a ogni passo.

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Microracconto della Domenica n°52 – “La stazione tra Edimburgo e Londra”

ukTra Edimburgo e Londra c’è York e un giorno, lì alla stazione dei treni, si incontrarono due persone. Trovando tanto coraggio si guardarono negli occhi e si salutarono come vecchi amanti. Si perdonarono tutto e tutto quello che era accaduto prima smise di esistere, scomparve un “non posso” in Germania, un “tornerò” a Firenze, un “questo sarebbe stato per te” in aeroporto, un “non ci credo” su un’isola che non esiste più.

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Microracconto della Domenica n°25 – “Il fuso orario sbagliato”


ombreUna camomilla doppia come fosse un whisky nel west di qualche vecchio film dai colori smorti. La beveva lentamente tenendo basse lacrime di rabbia e dolori allo stomaco. Poteva farcela anche questa volta a rigenerarsi ancora.

– A te quante altre volte è capitato di piangere mentre fai l’amore?

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Fine e inizio di tutti i racconti

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Queste sono due milioni di battute (qualcosa in più a essere onesti) stampate e rilegate. Colori e balli e metafisica. Nessuno leggerà mai questa storia. Potrebbe essere una grandissima pattumiera di parole o il racconto più bello mai letto da essere umano. Il fatto che non l’abbia scritto io aumenta le possibilità che sia bello.

Pubblico qui per ringraziare chi ha scritto questo libro è chi me lo ha regalato. Storie come queste non vanno lette ma vissute, fino all’ultima pagina senza paura. Questo è il mio augurio.

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