Microracconto della Domenica n°79 – “La parola di un solo carattere”

Quell’uomo di mezza età ancora bello e dal sorriso affascinante era seduto nello scompartimento di un treno che lo avrebbe portato via. Almeno per un po’. Aveva appena finito di scrivere una delle sue lettere, una di quelle lettere che da anni scriveva senza più mandare. Copiata la lettera la infilava nel faldone giallo della libreria di casa come a continuare un solitario discorso che non aveva mai interrotto.

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Microracconto della Domenica n°54 – “Lettera a una figlia”

– Posso leggerti una lettera?
Lo gnomo muto guardò quello spirito antico sorridendo.
– È arrivata?
Lei fece  con il capo senza dire nulla e iniziò.
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Scricchiolii nel tempo

taccuino

Guardava quel foglio su cui aveva minuziosamente appuntato città, date, qualche evento saliente.

Ad esclusione della data di Firenze non copiò altri numeri continuando a ripetersi che non sarebbe stato giusto. Era uno dei suoi modi per affermare che quelli scricchiolii erano normali e se guardava in controluce gli ultimi 11000 anni si rendeva conto che c’erano sempre stati. Sempre presente, quando più forte, quando sommesso, quel piccolo rumore di fondo.

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Scrivere a mano

grafia

Una serie di circostanze impreviste mi ha fatto tornare a scrivere un raccontino a mano. Avevo dimenticato il fascino della penna e tutta la questione legata ai “tempi”. Di lettura ma sopratutto di scrittura. Cosa vuole dire creare le parole. Questo non vuole essere un elogio malinconico alla penna ma un autosuggerimento a farlo (ogni tanto) per rimettere in moto meccanismi (anche mentali) che lasciare arrugginire sarebbe un peccato.

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Ricominciare a scrivere

Mentre mi domando se tramonti e albe possano essere un regalo invio questo sottofondo. Alla ricerca di vecchietti in riva ai laghi, melanzane mitomani, pennuti che guardano tramonti e zebre a righe arancioni. Ridendo delle trame del destino. Tornando a scrivere… e queste è una di quelle sere in cui manca la carta.

 

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