Microracconto della Domenica n°108 – “Rivoluzione e mantra”

Microracconti

Pubblicato da il 4 settembre 2016 in Microracconti della Domenica

Se ne stava lì, in un angolo della rivoluzione, a guardare come nei teatri venivano cacciati tutti coloro che non rappresentavano la sacra razza nazionale, mentre i grassi ridevano di come riuscivano a muovere i popoli e le persone erano sempre più convinte di avere valore.

Nelle bocche venivano ripetute le stesse parole che avevano suoni diversi: parole lagnose e senza senso in ebraico, in pseudo tibetano, in arabo, in latino o tradotte in qualsiasi altra lingua del mondo. Filastrocche ipnotizzanti con il magico potere di trasmutare il libero pensiero in deserto. Il libero pensiero non esiste, il libero pensiero è una trappola e un’illusione. Tutti loro credevano di essere liberi ma erano solo schiavi dei potenti e della chiacchiera facile, della superstizione e della loro stessa ignoranza.

Ci insegnavano a parlare e a pensare, a riconoscere i discorsi veri da quelli falsi senza alcuna prova o alcuna base che non fosse la fede e il presunto ovvio. Li guardava diventare cattivi, crescevano zanne e artigli. Tutti quelli che non erano con loro erano contro di loro e lui, non essendo mai stato con nessuno, era considerato contro tutti. Cominciò ad assalirlo un notevolissimo mal di testa.

– Ci facciamo una passeggiata fuori di qui?

Non aveva mai provato tanto dolore come nel lasciarli soli, ma rimanere non serviva a nulla se non a farlo sprofondare nello sconforto. Aveva smesso di parlare dopo avere imparato che nessuno è in grado di riconoscere la ragione. Non capiva neppure più perché parlassero, nessuno aveva torto, parlavano tutti di cose sagge. Infilò un paio di occhiali molto scuri e li lasciò soli.

Nam-barabà ciccì quod ohm, padme Adonai veng-aùm tu regno. E amen, qualcuno arriverà.

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