Settemarzo2013

La piscina, l’odore dolciastro di cloro, il rumore dell’acqua, le voci ovattate che arrivano dalla vasca quando percorri il corridoio freddo per entrare, mi ricorda sempre, tremendamente, la mia infanzia, quando in piscina non ci volevo più andare, quando arrivavo nello spogliatoio euforica e convinta di voler fare nuoto e poi mi bloccavo negli ultimi dieci passi e pensavo “NO, NON PIU’”.

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Racconto sincopato

autostradanotte1Autostrada di notte.

Percorro la linea dritta di asfalto e monotonia.

“Firenze 278”, a sinistra.

Area di sosta 250 m” a destra.

Luci intermittenti che mi illuminano gli occhi. Gonfi di lacrime.

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Scrivere a mano

grafia

Una serie di circostanze impreviste mi ha fatto tornare a scrivere un raccontino a mano. Avevo dimenticato il fascino della penna e tutta la questione legata ai “tempi”. Di lettura ma sopratutto di scrittura. Cosa vuole dire creare le parole. Questo non vuole essere un elogio malinconico alla penna ma un autosuggerimento a farlo (ogni tanto) per rimettere in moto meccanismi (anche mentali) che lasciare arrugginire sarebbe un peccato.

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Scusi, come faccio per andare dove devo andare?

Provo un misto di compassione e affetto per quelle persone, quasi sempre uomini, che ti danno l’indirizzo di un posto spiegandoti pedissequamente la strada. Iniziano sempre così: “lei da dove arriva?”, e tu rispondi sospirando perché sai che stai aprendo un vaso di Pandora:”da X”. E iniziano: “ah perfetto, allora prende via Napoli, che adesso si chiama via Roma perché Mussolini gli ha cambiato il nome, arriva al semaforo dove prima ci stava quel ferramenta famoso che tutti si andavano a rifornì là…

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E tu ricerchi lì le tue radici (e ci trovi i Radical)

Quando vedi un muro graffiato, due lampadine a incandescenza che penzolano dal soffitto, ragazze con calze molto pesanti e scarpe che mia nonna portava alla prima comunione, solitamente vistose e in disaccordo cromatico con il vestito; quando il vestiario, poi, abbina nero e verde scuro; quando i capelli delle ragazze sono castani, non eccessivamente puliti e non ben pettinati, e le labbra sono rosse e gli occhi hanno un velo sfumato di trucco nero sfatto che sbava sotto gli occhi alla “sì, ho dormito truccata, embè?”;

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Ricominciare a scrivere

Mentre mi domando se tramonti e albe possano essere un regalo invio questo sottofondo. Alla ricerca di vecchietti in riva ai laghi, melanzane mitomani, pennuti che guardano tramonti e zebre a righe arancioni. Ridendo delle trame del destino. Tornando a scrivere… e queste è una di quelle sere in cui manca la carta.

 

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Distrazione

Succede che in un impeto di alfabetizzazione digitale catalizzi le tue energie creatrici verso tua zia, 60enne.
Succede che le apri una casella di posta. E lei è contenta, si sente inserita nel circuito digitale.
Per un istante le balena nella testa l’idea di ‘farsi fèssbuc per sciattare’, ma poi demorde. Meglio così.
Succede che passa il tempo e sempre tua zia decide che sì, sto mondo digitale tutto sommato le piace.

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