La coscienza di Zeno

L’amore sano è quello che abbraccia una donna sola e intera, compreso il suo carattere e la sua intelligenza.

coscienza di zeno

Italo Svevo, La coscienza di Zeno

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Frogger

Amava i videogiochi fin da quando erano due stanghette ai lati e un cursore bianco che rimbalzava da una parte all’altra dello schermo nero. Aveva visto tutte le evoluzioni, lo spectrum, il Commodore  64, il 128, l’Amiga, i personal computer e, infine, le consolle di ultima generazione.

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ll giardino del cielo

– Prego, da questa parte.

All’improvviso fu l’immensità. Un giardino sospeso nel cielo che dava sul mondo. Una finestra enorme, limpida, nulla ostacolava la sua vista. Non si era mai sentita così oppressa dal peso dell’infinito.

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Microracconto della Domenica n°95 – “Il ballo sul lago di ghiaccio”

In onore del bambino disperso nel gelo era stato organizzato un ballo sul lago di ghiaccio. Gli invitati danzavano nascosti da maschere di ogni genere. Scimmie e cavalli, cavalieri e rospi, gli eroi delle storie dello gnomo si facevano condurre dai valzer che rendevano meno gelido quell’inverno. Il lago era incastonato tra le montagne e tra un bianco tanto uniforme da spaventare chi non fosse abituato.

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L’insostenibile leggerezza dell’essere

Era la vertigine. L’ottenebrante irresistibile desiderio di cadere. Ebbrezza della debolezza.

Kundera

Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere

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Il salto del canguro

Cosa ne pensasse nemmeno glielo avevano chiesto. Appena nato si ritrovava a essere campione di atletica leggera, categoria salto con l’asta.

– Forzaaaaa! – sentiva urlare accucciato nella pancia di sua madre mentre lei prendeva la rincorsa per poi spiccare il volo, contorcersi con rara abilità e infine ricadere sul materasso blu una volta superata l’asticella. A quel punto il piccolo canguro tirava fuori la testa dal marsupio e tutto attorno vedeva la meraviglia:

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La scatola dei biscotti

– Ma davvero non ti ricordi?

Mi guardava in attesa di un’occhiata di risposta, di un segno di complicità.

Accadeva sempre più di frequente da quando aveva deciso di dimenticare. Tutto era già stato visto, provato, sentito, troppo familiare, decisamente somigliante, da evitare. Non c’era più spazio nella sua testa, nella sua immaginazione, i pensieri non respiravano più: aveva bisogno di riempire un nuovo vuoto.

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