Microracconto della Domenica n°56 – “Erotico notturno n°3 – Come se fossi lei”

Microracconti

Pubblicato da il 26 ottobre 2014 in Microracconti della Domenica

La respirava tra il naso e le labbra. Un odore così sensuale lo aveva quasi dimenticato e ora, ritrovandolo, non aveva intenzione di lasciarsi sfuggire un solo respiro. Le stringeva la schiena con mano grande e ferma mentre con l’altra le contava le vertebre partendo dal collo e scendendo piano. Ma lei sapeva di non essere l’origine di quella passione, gli avvicinò le labbra ad un orecchio.
– Prendimi come se fossi Lei.

Lui la guardò e scricchiolò, si chiedeva se volesse gratificarlo o se fosse solo un gesto di cattiveria per prendersi la sua rivincita di donna sul fantasma dell’altra. Guardava quegli occhi che ridevano e trovava tutta quella forza che nessuna riusciva più a dargli da troppo tempo. Sul viso di lei un sorriso indecifrabile, nella mente di lui immagini che si sovrapponevano. Con gli occhi aperti vedeva i colori di quel corpo che si muoveva sotto al suo, se li chiudeva quel corpo assumeva gli odori e i colori del fantasma.

Quando iniziarono a riposarsi al mattino non mancava molto.
– Ti va di abbracciarmi nonostante tutto?
Questa roba non si chiede, si fa e basta, ma dentro di sé ringraziò per quella richiesta. Le avvolse il braccio attorno alle spalle e la tirò a sé. Lei continuò a parlargli ad occhi chiusi.
– Te ne sei accorto? Questa è la prima notte di freddo – Lui osservava le sue palpebre che non si muovevano e non rispose. La ragazza continuò da sola – intendo quello fuori della finestra. Quello dentro io e te ce l’abbiamo anche d’estate.

Non c’era retorica nella sua voce e neppure tristezza, solo un pacatezza forte e rassegnata. Si stava guardando dentro e in lui trovava quella tranquillità che poche volte aveva provato. Passò un po’ di tempo che fece insinuare la stanchezza nei loro corpi. I respiri si facevano lenti. Si sentì un sussurro.
– Sei tanto caldo lo sai? Con te posso fare finta che un po’ di quel freddo non ci sia.
Lui la strinse più forte.

Era il “grazie” che entrambi si erano detti. Quella sera, mente il vento tirava giù gli alberi del viale dietro casa, quell’eterno inverno dell’anima restò fuori della finestra.

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