Microracconto della Domenica n°101- “Tè alla mela”

Microracconti

Pubblicato da il 15 maggio 2016 in Microracconti della Domenica

Con un gran sorriso gli chiese a cosa stava pensando in quella foto di qualche mese prima che lo ritraeva con il viso tra le mani mentre gli altri facevano confusione e giocavano a dare senso alle cose. Lui mentì raccontando la prima balla che gli passò per la testa, probabilmente le disse che non tornavano i conti di una qualche fattura sul lavoro.

– I conti. Sì, certo, i conti… – sapeva che quei conti erano sempre perfetti e sapeva anche che quando era in quello stato d’animo non avrebbe detto niente di più di qualche simpatica bugia tirata lì per proteggerla dai propri sconquassi – Mentre tu pensi ai conti io faccio un tè – si voltò facendo qualche passo verso il bollitore – Menta o mela?
– Mela?
– Mela.

In realtà, nel momento in cui qualcuno rubava quello scatto, stava pensando che aveva incontrato un fantasma in cui aveva riposto troppe aspettative. Le persone non cambiano, non possono cambiare perché il cambiamento non è nella natura umana. In quella natura può esserci, al massimo, adattamento, che è una specie di gioco al ribasso in cui ci si fa andare bene più o meno qualsiasi cosa. Perché è più facile gestire sé stessi se si è mediocri, ad essere straordinari serve coraggio e il coraggio è merce rara. E poi bisogna mollare le paure, le scuse e i lamentii, subire il male continuando a sorridere, e soprattutto lottare per essere tutto senza diventare superbi, mettersi sempre in fondo alla fila, come invece quel fantasma sorridente e protagonista non sapeva fare. L’infinita tristezza di essere sempre uguali alla parte peggiore di sé.

La ragazza, ormai non più così tanto ragazza, poggiò sul tavolo due tazze fumanti.
– Mela.

Ora era lei a pensare in silenzio e ad avercela con quell’uomo per non averla mai considerata straordinaria. Lei che si era sbattuta per anni per essere quello che non è possibile e lui che era impagabile perché sorrideva sempre e diceva sempre che andava tutto bene e, nel suo immenso calore, non si era mai lamentato di niente. Dannazione, lamentati di qualcosa! Sii un po’ meno. Ma anche lei non disse nulla, perché era stata fortunata e pur riconoscendolo non se lo perdonava. No, non so accettare la fortuna.

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